Simona Angioni: Parigi, ancora

Pennellate di una giovane scrittrice sulla metropoli che non stanca mai

Parigi, ancora - Simona Angioni Parigi è uno spettacolo senza quinte, attori e copioni. È la messa in scena di un posto speciale. L’eleganza delle vetrine del centro non fa neppure venir voglia di entrare nei negozi. Bastano le composizioni sui marciapiedi a soddisfare i sensi. Viene il torcicollo destra sinistra, sinistra destra. Patisserie. Boulangerie. Charcuterie. Papeterie. Poissonnerie. I citofoni non esistono. Al loro posto ci sono numeri, codici da sapere a memoria o da segnarsi sull’agenda. Se non li conosci, non entri.

Nessun cognome si affaccia sulle strade. Très chic. Les Halles, più che un quartiere è un souvenir. Ha un’identità sbiadita, con le bancarelle che si vergognano di esserci. Il Centre Pompidou affatica gli occhi per la troppa arte. La vista dal bar dell’ultimo piano e un Chocolate Martini fanno 14 euro, e li valgono tutti. L’Atelier Brancusi, al piano terra, è una scatola con dentro un’altra scatola trasparente, a proteggere le opere. Viene voglia di disubbidire. Di entrare negli spazi proibiti e toccare ogni cosa, immaginando l’artista al lavoro. Impossibile non amare Place des Vosges, tutta portici e gallerie. Ha un tempo lento adatto al passeggio. I giovani artisti, dietro le vetrine, sorridono tra fumo di sigarette, draghi di vetro e minuscole donne di rame.

All’Hotel Ritz arrivano insieme americani grassi in pantaloni corti e modelle filiformi in jeans Cavalli. Si osservano a vicenda, si sorridono ed entrano. Anche la nouvelle cousine, dopotutto, predilige da sempre gli accostamenti azzardati. La Tour Eiffel, di notte è un faro impettito. Nel 1889 aveva fatto scandalo. «Eccessiva!» le avevano gridato. Oggi è quasi dimessa, nel suo abito di ferro minimalista. Sulla Senna fa freddo. Il Pont Neuf ha le curve per sedersi e contemplare lo scorrere dell’acqua e la fissità spalancata del cielo che s’impone e s’allarga al di sopra di tutte le architetture. Notre Dame è magica, bianca e slanciata. È panna innalzata con guglie che sfidano l’azzurro.

È un angelo la ragazza che canta durante la messa?

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Simona Angioni

Nata a Cuneo, mi laureo a Parma in Lettere Moderne, con una tesi sul personaggio di Medea. Oggi sono il Direttore Creativo Associato di un’agenzia di pubblicità milanese e un’autrice teatrale.
Ho pubblicato due racconti nelle antologie di Terre di Mezzo e articoli su diversi periodici. Scrivo da sempre racconti, sceneggiature, recensioni, reportage di viaggio e liste ossessive di cose da fare. Faccio anche delle fotografie, perché amo la luce.
Ringrazio, in ordine sparso: Art Fry per aver inventato i post-it, il teatro, i boschi, le spezie, la primavera, il cinismo, l’Asia, i Radiohead e quasi tutte le parole.

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