“In Etiopia” di Simona Angioni

In Etiopia, tra gli angeli con gli occhi d’argento

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Il Mal d’Africa è la definizione che si usa per descrivere la nostalgia che ci si porta a casa dopo un viaggio in quella terra senza compromessi.

È il rovescio della medaglia per tutto il Bene che hai ricevuto. È il prezzo da pagare per aver avuto accesso ad un certo tipo di meraviglia.

L’Etiopia non è un paese difficile da visitare, se ci si entra con delicatezza. Ci sono sfumature e contraddizioni da capire, però. Non c’è guerra, ma c’è un passato ingombrante. C’è tanta bellezza, dietro cui si nasconde la miseria più estrema. Una miseria dignitosa, ma onnipresente.

“We are the world. We are the Children. We are the ones who make a brighter day, so let’s start giving.” È che bisognerebbe continuare a dare ancora, dove possibile.

Il Nord del Paese è una terra diversissima dall’Africa dei safari con i Big Five. S’incontrano soprattutto capre, cavalli, mucche zebù e qualche dromedario.

Gli animali punteggiano gli altopiani, placidamente, con i bambini che li tengono a bada come vedette in miniatura. E punteggiano la strada, come birilli da evitare con pazienza e sorrisi.

Sulle strade, c’è la vita. Come sempre, quando si viaggia. Ci sono i villaggi con le capanne e gli uomini accovacciati ad aspettare il futuro. Ci sono i mercati con le uova immacolate in fila per otto. I bastoni piantati per terra con sopra un bicchiere al contrario, per indicare che lì si vende birra artigianale.

Ci sono bande di monelli con nomi evocativi come “questo fiore”, “esempio” e “cauzione”.
L’auto si muove lentamente attraverso scorci rubati, e la sensazione è di sfiorare tutte quelle esistenze, una dopo l’altra.
Centinaia di sorrisi, qualche sguardo torvo, parole incomprensibili, e bianco. Un’infinità di bianco.
Perché in Etiopia gli uomini e le donne si avvolgono in teli candidi e accecanti.

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A fine articolo c’è il riferimento a un orfanotrofio di Adwa, vicino Mekele, “James non morirà”. Hanno in cura circa 100 bambini.

Per chi volesse contribuire o entrare in contatto, il sito è jamesnonmorira.org

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Simona Angioni

Nata a Cuneo, mi laureo a Parma in Lettere Moderne, con una tesi sul personaggio di Medea. Oggi sono il Direttore Creativo Associato di un’agenzia di pubblicità milanese e un’autrice teatrale.
Ho pubblicato due racconti nelle antologie di Terre di Mezzo e articoli su diversi periodici. Scrivo da sempre racconti, sceneggiature, recensioni, reportage di viaggio e liste ossessive di cose da fare. Faccio anche delle fotografie, perché amo la luce.
Ringrazio, in ordine sparso: Art Fry per aver inventato i post-it, il teatro, i boschi, le spezie, la primavera, il cinismo, l’Asia, i Radiohead e quasi tutte le parole.

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