Nello Spazio, qui sulla Terra: il West di Simona Angioni

Un viaggio on the road nel West dei film e degli speroni

il West di Simona Angioni

In attesa che si possa scegliere di passare l’estate su Marte, si può sempre arrivare a Denver, affittare un’auto e iniziare a guidare verso il Wyoming o il South Dakota.
Anche lì, lo Spazio non manca.

E in più si respira da Dio, senza scomode tute da palombari dei cieli. Sembra di stare in una scatola enorme quasi completamente vuota. Con poche cose dentro. Colorate. Contraddittorie. Grasse. Gentili. Molto molto americane.
Lo sguardo parte verso le praterie e non lo recuperi più, se non stai attento. Te lo sei giocato verso l’infinito, i cavalli, le fattorie, i granai e le chiesette di legno. Non c’è nessuno, in giro, soprattutto in Nebraska. Passa solo qualche grosso pick up che alza storie di polvere che non puoi capire.
Nessuno nei campi, nessuno nei diners sbiaditi che intervallano il nulla. Invece della gente, sono i cartelli a parlare, lungo la strada.
Welcome bikers and hunters”,
All life is sacred
e “Guns, fireworks and accessories”.

E se poi trovi qualcuno, una bella faccia sotto uno Stetson stropicciato che si offre di darti indicazioni, drizza pure le orecchie. Ascolta. Poi chiedi di ripetere, perché non capirai. Con una cortesia d’altri tempi, lui ripeterà, e tu ringrazierai andandotene senza aver capito lo stesso, nonostante il tuo fluent english e le serie tv che ormai guardi solo in lingua originale.
Qui la gente non parla, trascina sacchi di parole nel naso. Tira la pasta con le vocali.

L’unica cosa che si capisce al volo è quanto siano fieri dei loro paesaggi dorati.

Dagli hamburgers agli hot dog, dai cinnamon rolls ai tacos, dagli smoothies ai burritos, qui il cibo non è roba per palati fini. Altro che le pillole liofilizzate di quell’altro Spazio. In questo qui, s’ingurgita di tutto e ci si diverte anche, con piatti da cartone animato.
Ci si può fermare a dormire in un ranch, in un motel, in un piccolo albergo sopra un saloon o persino nella casa di un pastore luterano. È pieno di posti che ti aspettano, con il distributore del ghiaccio e il parcheggio libero davanti dalla porta.

I motel ti seducono dalla strada con scritte luminose da avanspettacolo.

Si somigliano tutti, e con i loro neon rompono la penombra delle case di legno senza insegne.

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Simona Angioni

Nata a Cuneo, mi laureo a Parma in Lettere Moderne, con una tesi sul personaggio di Medea. Oggi sono il Direttore Creativo Associato di un’agenzia di pubblicità milanese e un’autrice teatrale.
Ho pubblicato due racconti nelle antologie di Terre di Mezzo e articoli su diversi periodici. Scrivo da sempre racconti, sceneggiature, recensioni, reportage di viaggio e liste ossessive di cose da fare. Faccio anche delle fotografie, perché amo la luce.
Ringrazio, in ordine sparso: Art Fry per aver inventato i post-it, il teatro, i boschi, le spezie, la primavera, il cinismo, l’Asia, i Radiohead e quasi tutte le parole.

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