I contadini volanti, di Flavia Amabile

I contadini volanti (e altri eroi)

Libro fotografico di Flavia Amabile

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Presentazione: Mercoledì 1° Marzo ore 19.00

Finissage: Mercoledì 29 Marzo ore 19.00

Spazio Ducrot di Roma

RSVP: eventi@viaggidellelefante.it

Pantelleria, le Cinque Terre e la Costiera Amalfitana sono tre luoghi-simbolo della bellezza italiana con il suo patrimonio di panorami e prodotti gastronomici unici al mondo. Dietro la meraviglia di questi luoghi visitati da milioni di turisti ogni anno si nasconde il lavoro di uomini che nessuno ha più il timore di definire eroi. Sono i protagonisti dell’agricoltura eroica italiana, quelli che permettono a questi luoghi di non essere abbandonati, salvandoli da frane e incendi.


“I contadini volanti (e altri eroi)” è una mostra di foto in bianco e nero che racconta la vita dei contadini-eroi italiani. E’ l’evoluzione di un progetto nato un anno e mezzo fa con un libro ‘I contadini volanti’, una raccolta di foto sui protagonisti dei terrazzamenti della Costiera Amalfitana, circa duecento persone che continuano a coltivare gli sfusati (il nome della varietà di limoni della zona) con gli unici strumenti possibili in quella zona. Pochi fortunati hanno una teleferica o una monorotaia, qualcuno ha i muli, tutti gli altri si basano solo su braccia robuste per riuscire a trasportare le casse piene di limoni su e giù per migliaia di gradini durante la raccolta oppure pali di castagno pesanti anche un quintale quando è il momento di rifare il pergolato. E si basano su gambe agili per salire in piedi sulla struttura di legno che regge le piante e camminare da un albero all’altro per piegare i rami o stendere le reti.

E’ la salvezza di uno dei tratti di costa più belli del mondo, l’unica vera difesa contro il degrado e l’abbandono, ma è anche un lavoro estremamente faticoso e il guadagno spesso irrisorio se non inesistente. Anno dopo anno, il numero di giardini abbandonati è in aumento, un rischio che questa terra non può e non vuole correre.

Il ricavato della vendita del libro e delle foto viene devoluto a favore dei contadini più disagiati per aiutarli ad esempio a riparare i muretti a secco o rifare il pergolato di pali di castagno, opere piuttosto costose per chi a malapena riesce a coprire le spese della coltivazione con la vendita dei limoni.

La Costiera Amalfitana

Sono contadini volanti quelli della Costiera Amalfitana, abituati a curare i limoni camminando sui pali del pergolato perché tutto deve avere un ordine preciso nei giardini. «La figlia deve seguire la mamma», dicono i contadini della zona. I rami più piccoli devono andare nella stessa direzione del ramo principale se si vuol far crescere bene le piante. E un’arte secolare, praticata in modo identico dal Medioevo. E nulla potrà modificarla.

I giardini sono stati ricavati a partire dal Quattrocento creando terrazze dove prima c’erano rocce ripide sul mare. Un’opera gigantesca, realizzata per intero con le braccia, le schiene e le gambe dei contadini. Sono le Piramidi italiane. Si poteva arrivare solo a piedi e ancora solo a piedi o, al massimo, con i muli si arriva ora. Si coltivava con le mani, i falcetti, le tenaglie, e ancora solo cosi ci si prende cura delle piante. Il risultato è il limone sfusato, un frutto con un profumo e qualità organolettiche uniche al mondo. E un sistema che impedisce ad una delle terre a maggior rischio idrogeologico d’Italia di subire più frane di quelle che ha già conosciuto.

Ma è anche una fatica inimmaginabile per chi non ha mai visto i contadini volanti all’opera. Le nuove generazioni hanno preferito il turismo oppure sono andate via. Nella zona si contano 240 aziende che producono limoni con marchio Igp e altre 120 che producono senza marchio. I titolari hanno in media 60 anni. Ci sono alcuni segnali positivi. Lo scorso anno la produzione è stata di due milioni di chili, mezzo milione in più rispetto allo scorso anno, un aumento che nessuno si sarebbe aspettato solo quattro o cinque anni fa. E sta crescendo una nuova generazione di coltivatori in grado di muovendosi con abilità per imprimere una nuova direzione a questa forma di agricoltura che resterà sempre eroica ma sta iniziando a non essere sempre soltanto in perdita.

Le Cinque Terre

Ogni anno arrivano centinaia di migliaia di turisti nelle Cinque Terre per percorrere il Sentiero dell’Amore, fare il bagno tra le cale di roccia scura e acqua cristallina, o a risalire i sentieri del Parco Nazionale. Ma negli ultimi anni sempre più spesso trovano chiuso il Sentiero dell’Amore o sbarrati interi tratti di strada asfaltata. Sono le frane il peggiore nemico di questa che è una delle terre più belle d’Italia. E, più ancora delle frane, è l’abbandono dei vigneti un avversario ancora più difficile da sconfiggere. Se nessuno continuerà a coltivare i vigneti, chi proteggerà la zona?

Una tragedia silenziosa si sta consumando sulle colline della Liguria, il tempio dello Sciacchetrà, uno dei miracoli dell’arte vinicola italiana, un prodotto da meditazione che nelle sue versioni più raffinate può aver bisogno anche di cinque anni prima di arrivare in bottiglia. Il primo di questi cinque anni viene trascorso tra vigneti dove bisogna strisciare per vendemmiare, potare, piegare i tralci.
Chi riesce ad avere un ettaro di vigneto può produrre al massimo 90 quintali. Li vende a due euro e mezzo al chilo, nella migliore delle ipotesi vuol dire ricavarne circa 22 mila euro. Si calcolano mille euro di spese tra fitofarmaci, concimi, irrigazione e uso della monorotaia.

Restano 21 mila euro. Vuol dire che si lavora un anno intero con il freddo, il caldo, potando e vendemmiando schiena a terra per ottenere 1770 euro al mese. Senza straordinari né tredicesime e con le tasse ancora da pagare.
Rende di più una camera da affittare che un ettaro di vigneto da coltivare e le nuove generazioni si sono adeguate
C’erano 500 ettari di vigneti negli anni Cinquanta, oggi se ne contano al massimo 80. Sono scomparse le viti al di sotto dei 200 metri e stanno scomparendo anche i vignaioli. In totale se ne contano al massimo 250: una cinquantina lavorano in proprio, gli altri portano le loro uve alla cantina sociale. Ma ad avere meno di 50 anni sono non più di venti e la stragrande maggioranza di loro si occupano del vigneto solo nel tempo libero. A poco servono i trenini, un acquedotto, la cantina sociale. L’abbandono è più lento ma il destino è segnato se non cambia qualcosa.

Pantelleria

A Pantelleria le cifre non sono meno allarmanti. Cinquanta anni fa i vigneti coprivano la metà dell’isola, oggi solo un decimo del suo territorio. E a maggio un incendio doloso ha distrutto 600 ettari di bosco. La salvezza per un’isola come questa dove può piovere anche soltanto una o due volte l’anno è puntare tutto proprio sui vigneti. Questo è quello che sostiene l’azienda Donnafugata.

Dopo trent’anni di investimenti, il suo Passito riesce a dare lavoro ogni anno a 35-40 persone tutto l’anno che diventano 75 durante la vendemmia. Sessantotto ettari di giardini salvati dall’abbandono, venticinque chilometri di muretti a secco rimessi a nuovo, riducendo in misura notevole il rischio di frane in caso di piogge abbondanti. Si salva la bellezza dell’isola ma il prezzo da pagare è alto: quelle di Pantelleria non sono viti qualsiasi. Sono alberelli alti al massimo dieci centimetri, posti su terrazze che dalla montagna vanno fino al mare.

Per chi decide di occuparsene è una tortura: la potatura, la raccolta e ogni altra operazione avvengono con la schiena piegata in due. Il risultato è un prodotto unico al mondo, un vino liquoroso che solo su quest’isola riesce a restituire il Mediterraneo intero quando lo si versa in un bicchiere.

Flavia Amabile, giornalista del quotidiano La Stampa dove si occupa di attualità. Ha pubblicato numerosi libri di viaggio e romanzi, tra i quali ‘I Baroni di Aleppo’ e ‘Fiordamalfi’ (La Lepre Edizioni), ‘Ultimi’ (Gamberetti), ‘La vera storia del Musa Dagh’ (Guerini). Nel 2015 ha pubblicato ‘I contadini volanti’, suo primo libro fotografico sul lavoro dei contadini della Costiera Amalfitana.

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