Simona Angioni: Burka in paradiso

Viaggio tra le contraddizioni del Kashmir in punta di piedi e di penna

All’aeroporto di Srinagar, la capitale estiva del Kashmir, c’è un cartello: Welcome to the paradise on earth. Invece dei cherubini, però, ti attendono militari. Tute mimetiche. Cani da guardia.

kashmir

Mitra a tracolla e parole d’ordine. Per l’Eden è finita l’età dell’innocenza. Dall’aeroporto si esce solo dichiarando la propria destinazione. Vietato improvvisare, da queste parti. Lungo le strade gabbie con polli grigi, urla, ragazze con veli colorati e donne inchiodate nei burka. La tranquillità arriva in fondo a una lunga strada polverosa. Arriva sulle sponde del lago Dal. Ingioiellato di fiori di loto. Solcato da gondole colorate come farfalle. A Srinagar, la vita galleggia. Case alberghi negozi. Affari chiacchiere corteggiamenti. Tutto sull’acqua. Anche la percezione del tempo diventa liquida, scorrevole.

L’Athena Houseboat è un albergo con odore di muffa e prozia che ti fa sentire un po’ a casa. Moquette, lampadari di cristallo e quadri con nature mortissime. Incluso nel prezzo c’è un maggiordomo. La gentilezza vestita di bianco. Tutt’intorno rose, niente da fare, e il sole che bussa sulle teste con ritmo sempre uguale. Gli orti galleggianti ondeggiano pigri. I martin pescatore fanno righe sull’acqua e affondano solo quando vanno a segno. Pochi turisti. Pochissime donne. Molti uomini che si abbracciano e si tengono per mano. Scambi di tenerezze tra il filo spinato. Il cameriere che mi mostra la camera dell’houseboat mi spiega che le lenzuola sono pulite, la luce si accende e in bagno c’è l’acqua calda. Mi trovo dove niente è scontato e i sorrisi esprimono, nell’ordine: stupore, senso di lontananza, voglia di vicinanza. Faccio un inchino: «Grazie». Anzi, shukria.

All’alba, il lago riposa in una nebbia d’argento. I bambini in divisa vanno a scuola sui sandolini, scivolando tra le radici delle ninfee che corrono sott’acqua per chilometri. La luce soffusa annulla ogni rumore. I remi che infrangono l’acqua parlano al cuore. Sulle sponde del lago Shalimar Bagh, Nishati Bagh e Chasma Bagh, tre giardini moghul, sono capricci del XVII secolo.

Gli imperatori passavano l’estate tra platani Cheenar, magnolie, dalie e gladioli.

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Simona Angioni

Nata a Cuneo, mi laureo a Parma in Lettere Moderne, con una tesi sul personaggio di Medea. Oggi sono il Direttore Creativo Associato di un’agenzia di pubblicità milanese e un’autrice teatrale.
Ho pubblicato due racconti nelle antologie di Terre di Mezzo e articoli su diversi periodici. Scrivo da sempre racconti, sceneggiature, recensioni, reportage di viaggio e liste ossessive di cose da fare. Faccio anche delle fotografie, perché amo la luce.
Ringrazio, in ordine sparso: Art Fry per aver inventato i post-it, il teatro, i boschi, le spezie, la primavera, il cinismo, l’Asia, i Radiohead e quasi tutte le parole.

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