Sei un grande, Folco

Il 24 febbraio scorso se n’è andato Folco.
Lasciandoci tutti orfani della sua amicizia. Del suo sguardo generosamente attento.

Folco_Quilici

Ho conosciuto Folco grazie ad amici comuni, il viaggio ci legava. Ma è stata l’idea del Baja Camp che ci ha fatto incontrare. Una iniziativa di Andrea Tamagnini, figlio di Anna. Un progetto che ho voluto subito appoggiare e che è nato grazie alla scelta di Andrea di gestire e quindi vivere in Baja California, ed io che con Viaggi dell’Elefante abbiamo avviato commercialmente il camp.

Una sera, dopo avere raccontato a Folco gli sviluppi del turismo in Libia che allora era sì di nicchia ma di grande moda, lui si fece insolitamente serio e mi raccontò della morte di suo padre Nello Quilici, a Tobruk, avvenuta nel 1940, e che lui non fosse ancora mai andato lì a capire la vera storia di quel lugubre e misterioso incidente. Insomma un evento che lo aveva accompagnato tutta la vita, ma che ancora non aveva completamente affrontato.

Gli risposi, di slancio: “ebbene che aspettiamo, andiamo!”. E lui, guardandomi come per dire stai dicendo sul serio spero, rispose “certo, organizziamoci”.

Tobruk è più vicina al Cairo che a Tripoli e io dovevo andare a conoscere l’oasi di Siwa, terminale di un viaggio circolare che collega le oasi dei monasteri copti di Wadi Natrun, Alessandria, El Alamein, Siwa e l’oasi di Bahariya che completava un itinerario dell’Elefante. Così partiamo con un volo Alitalia sul Cairo. Una macchina con l’autista ci aspetta all’aeroporto e partiamo subito alla volta di Alessandria. Ricordo già l’orribile periferia del Cairo, una luce al tramonto radente, case abusive che mangiavano ogni giorno ettari agricoli. Pernottiamo all’hotel Cecile dove ceniamo e poi andiamo a visitare il mercato serale di Ras at Tin nella città vecchia: vivacissimo, spezie, frutta, pesce. Il viaggio è cominciato!

L’indomani visita del Faro e della nuova Biblioteca, faraonico progetto appena inaugurato. E poi subito in macchina per Siwa. Sosta a El Alamein. Lì il fratello di mio nonno, Mario Ducrot è menzionato tra i caduti di cui non si è mai trovato il corpo. Grande Caccia Dominioni e la sua squadra!

Proseguiamo per Marsa Matruh, lungo la litoranea, ancora conservata grazie ad ampli lembi di costa non ancora bonificati dalle mine degli eserciti della II Guerra Mondiale.

Magnifico il santuario dell’oracolo di Siwa, visitiamo il lodge Adrere Amellal, saltiamo sulle dune e i laghi d’acqua dolce nel deserto e finiamo la giornata mangiando in un banchetto fatto apposta per noi con la ricetta locale del capretto cotto nel forno sotto la sabbia.

Sidi Barrani, Sollum, la Ridotta Capuzzo ed entriamo in Libia. Anche allora non era semplice l’ingresso in Libia. Abbiamo attraversato a piedi una “no man’s land” di confine, caricandoci i bagagli e senza nessun aiuto. Due chilometri a piedi insieme ad una moltitudine di poveri operai egiziani che andavano a fare gli “schiavi” per i ricchi libici. Per fortuna lì c’é il nostro autista che ci aspettava con la sua fuoristrada 4×4. E sì, perché Folco voleva ritrovare il piccolo mausoleo di un marabutto locale disperso nella steppa, ultima tappa del volo di ricognizione di Balbo e il padre Nello prima di compiere quell’ultimo volo fatale per Tobruk.

Ricordo che attraversammo una incredibile barriera anti carro armato fatta costruire da Geddafi in un momento di tensione con l’Egitto e finalmente trovammo il piccolo rudere.

Man mano che ci avvicinavamo a Tobruk, Folco si fa pensieroso.

Arrivati al piccolo porto libico, tutto intorno alla baia, ci dirigiamo al sacrario tedesco dal quale si domina la costa. Folco cominciò a raccontarmi la storia, i dubbi, i misteri, le incredibili e nefaste coincidenze. Mi raccontò del mito nato intorno all’abbattimento dell’aereo di Balbo dentro al quale c’era Nello, abbattimento proprio della contraerea italiana. Si diceva del complotto di Mussolini per far fuori Balbo per via della Regia Marina.

Il primo aereo abbattuto dalla nostra contraerea quello del governatore della colonia e generale in capo. Non poteva essere un errore!

Giungemmo nelle prossimità del luogo. Solo roccia calcarea, il cielo terso e il blu del porto.

Poi, percorrendo la via Balbia, arriviamo in Cirenaica: Apollonia bellissima sul mare, Cirene greca, la montagna carsica e infine i villaggi italiani abbandonati fino a Bengazi. Pronti a riprendere il volo Alitalia per Roma.

Qualche tempo dopo Folco pubblica il libro della sua ricerca. Avrebbe potuto cavalcare la storia del complotto, avrebbe potuto approfittare di una facile quanto opportunistica polemica storica condita da rancore filiale.

Folco svelò la semplice verità: fu un fatale errore del Governatore, pilota, fraterno amico di Nello, Italo Balbo. Sorvolò Tobruk alla fine di un attacco aereo britannico entrando nel porto contro sole. La contraerea non poteva ne vedere bene le indicazioni sulla fusoliera ne rischiare di trovarsi un aereo minaccioso sulla testa. E lo abbatterono.

Sei un grande, Folco.

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